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Calcit: inizia l’attività il mammografo digitale mobile

Il tumore al seno è la prima causa di morte per le donne.
Un flagello che si può combattere efficacemente con risultati eccellenti, solo ed esclusivamente con l’individuazione precoce del tumore. Va ricercato, diagnosticato e curato (quasi sempre con un intervento chirurgico), prima che insorgano sintomi chiari. Insomma, oggi la tecnica consente di scovarlo e combatterlo quando ancora la donna non avverte alcun sintomo. In quel momento il tumore è nelle sue prime fasi, e debellarlo è più facile, con minori conseguenze sulla donna e sulla sua salute anche sotto il profilo psicologico.

L’ARMA VINCENTE SI CHIAMA PREVENZIONE
Arezzo ha una lunga e qualificata cultura in questo settore. I professionisti dell’Azienda da sempre sono al lavoro, affiancati in questa loro attività da un volontariato particolarmente attento a questo tema: il Calcit, nato prima ad Arezzo e poi anche nelle altre vallate della nostra provincia, è in prima linea in questa battaglia, con azioni concrete che vanno dall’acquisto mirato di strumenti, alla campagna di comunicazione sul territorio, alla assistenza alle persone e alle loro famiglie, nelle fasi di cura sia quando queste hanno successo che quando si ha un esito infausto.

PARTE IL NUOVO MAMMOGRAFO DIGITALE MOBILE
Da mercoledì primo febbraio, entra in funzione il nuovo mammografo mobile digitale, donato alla Asl8 dai cinque Calcit della provincia (Arezzo, Valdarno, Casentino, Valtiberina, Valdichiana) , con una spesa di 300.000 euro. Prenderà “servizio” in Valdichiana. Nei primi sei mesi del 2012 sarà ubicato presso le sedi ospedaliere della Fratta, di Sansepolcro e di Bibbiena. Successivamente nei comuni della provincia. In contemporanea al mammografo digitale, continua l’attività programmata delle due strutture fisse che sono collocate negli ospedali di Arezzo e della Gruccia.

Per il 2012 sono programmati 20.000 inviti.
Da questa attività, è ormai un dato acquisito negli anni, emergeranno 120 nuovi tumori della mammella su donne senza sintomi: per tutte, quindi, si è all’inizio della malattia e l’intervento chirurgico, ricostruttivo e terapeutico, sarà meno invasivo e con maggiori possibilità di successo.

 

L’INCIDENZA DELLA MALATTIA NELLA POPOLAZIONE
Il carcinoma mammario è malattia frequente: ha una prevalenza del 10-11% nella popolazione normale (su 100 donne che nascono 10/11 si ammaleranno di carcinoma alla mammella nell’arco della loto vita).
Lo screening mammografico viene correntemente raccomandato dai 50 ai 69 anni di età. C’è una forte riduzione di mortalità da carcinoma mammario attribuibile allo screening, che proprio in questa fascia di età risulta essere di entità considerevole e statisticamente significativo. I programmi di screening oncologico per il tumore della mammella offrono, attraverso un invito scritto, una mammografia bilaterale gratuita a cadenza biennale a tutte le donne residenti nella nostra provincia. Più alto è livello di partecipazione allo screening, maggiore la garanzia di efficacia del programma.
Si pensi che nel 2011 sono stati eseguiti più di 250 interventi chirurgici per l’asportazione di un tumore alla mammella. La metà è scaturita dalla ricerca con screening, su donne che non avevano sintomi. Gli inviti vengono inviati a cadenza biennale. Nella fascia di età fra 50 e 69 anni ci sono 6 nuovi casi ogni 1.000 donne.

LA TECNOLOGIA AL SERVIZIO DELLA DONNA
Ormai da qualche anno si è detto addio alle vecchie pellicole radiografiche: adesso le mammografie sono in formato digitale per migliorare la qualità delle immagini, ridurre la dose di esposizione ed eliminare gli sviluppi chimici.
Lo screening mammografico è al San Donato, alla Gruccia e da mercoledì con il nuovo mezzo mobile attrezzato, un vero e proprio ambulatorio itinerante con un mammografo digitale. Lo scopo è quello di incrementare l’adesione delle donne alla chiamata per lo screening: la media regionale è dell’80%, mentre nella nostra provincia siamo al 75,13%. Maggiore l’adesione in città (83,28%), mentre nelle vallate si varia dal 63,52% della Valtiberina, al 69,82 % del Valdarno, 69,58% del Casentino, fino al 77,21% della Valdichiana.
Per le donne che vivono nei comuni più lontani dai due Ospedali provvisti di mammografo digitale, adesso lo screening arriva con l’unità mobile donata dai Calcit che si sposta in base ai calendari concordati con le amministrazioni locali in virtù delle scadenze ad intervalli biennali. Le donne che si sottopongo al test, dopo la lettura della mammografia ricevono una lettera con l’esito negativo dello screening se non ci sono sospetti di presenza di carcinoma. Meno del 10% viene richiamato per un esame più approfondito. Questo secondo passaggio porta in genere ad escludere il tumore per ancora nella stragrande maggioranza, Alla fine per 6/7 donne ogni mille bisogna intervenire e curarsi. Ma se tutto questo avviene precocemente, prima che la malattia abbia preso campo, sono alte le possibilità di guarigione e il mantenimento di una buona qualità della vita.

UN POOL DI PROFESSIONISTI PER LO SCREENING
Una squadra di professionisti motivati, preparati, e con una grande esperienza alle spalle. Doti fondamentali per individuare i tumori e avviare le persone nei percorsi di cura, ma anche di rapportarsi con le pazienti non serenità, trasparenza, capacità di trattare ogni caso con la dovuta cautela. Fra gli ospedali e il mammografo mobile sono decine i tecnici e gli infermieri impegnati assieme ai medici. Da Ettore Migali, direttore del dipartimento di diagnostica per immagini e patologia clinica, a Cesario Ciccotosto direttore della Unita operativa di radiologia, Giovanni Angiolucci responsabile della Senologia, Francesco D’Elia responsabile clinico dello screening, Francesco Mirri per l’organizzazione, Claudio Gialli referente per il RIS (sistema informativo radiologico), Laura Marraghini e Mauro Occhini per il coordinamento dei tecnici, e Lorenzo Crescenzi operation manager dei tecnici.
“Nel fare un appello a tutte le donne che vengono chiamate per sottoporsi allo screening – commenta il direttore generale della Asl8 Enrico Desideri – ricordo che la prevenzione è la migliore possibile delle cure. La qualità della vita dipende dalla capacità organizzativa delle nostre strutture, sulla quale garantisco una grande efficienza ed esperienza maturata negli anni, ma soprattutto dalla disponibilità delle donne ad aderire a questo programma. L’Azienda, quando lo screening ha scoperto il tumore è in grado di garantire un percorso di eccellenza per l’intervento e la cura. Abbiano, grazie anche alla presenza nella nostra realtà dei Calcit, un grande potenziale tecnologico – ricorda Desideri – a disposizione sia per la diagnosi che per la cura (radioterapia, pet, ecografia, equipe chirurgica dedicata, etc. ) oltre alla riabilitazione ed al servizio di psiconcologia specifico per le donne che si apprestano ad essere operate alla mammella”.

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